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  • on 23.03.2010
  • at 08:25 AM
  • by redazione

“Dobbiamo essere capaci di raccontare una storia credibile” 0

mar23

La democrazia si fonda principalmente sulla fiducia tra i politici e la società civile. Da un po’ di mesi, seguendo gli avvenimenti di “cronaca” e non di politica, dalle famose avventure napoletane del Presidente del Consiglio con Noemi, e poi ancora quelle con giovani donne accolte nella sede romana o in Sardegna, per giungere alle avventure di un nostro compagno di partito, devo confessare che un profondo senso di disgusto e di dolore mi ha assalito.

Disgusto per il modo in cui è stata ridotta la politica, quella che dovrebbe essere una missione in favore del bene di tutti i cittadini, quella che dovrebbe essere impegno verso gli altri.

Disgusto per il modo in cui è stata ridotta a merce di scambio, dove anche il corpo delle donne è divenuto oggetto di scambio per ottenere qualcosa, dove rispetto e parità sembrano dimenticati. Ma anche dolore per una storia, per una serie di storie che denotano la profonda frattura che vive la nostra società. La democrazia si fonda  principalmente sulla fiducia tra i politici e la comunità in tutte le sue articolazioni sociali, professionali, economiche. Ma oggi viviamo in una società dove la politica non è più impegno, sacrificio, senso dello Stato e delle Istituzioni, ma ricerca dell’interesse privato e mai rispetto per quello pubblico. Una società dove il denaro, i beni di lusso, gli status symbol sembrano prevalere su tutto.

Pensate che un giornale ha pubblicato una dichiarazione di uno degli amici di Tarantini, nella quale si ricordava che nella famosa estate in Sardegna, arrivava l’aereo privato con le mozzarelle che Tarantini ordinava a Bari. E per il resto della spesa si arrivava a dilapidare fino a 20 mila euro in un solo negozio. Capite ? E mentre queste cose succedevano, centinaia di migliaia di lavoratori perdevano la loro occupazione, qualche milione di giovani era costretto a lavorare per poche centinaia di euro e con un impegno a termine.

Questa storia, di ricchezza e di successi continui, è iniziata proprio con l’entrata in scena di Berlusconi, con la sua capacità di esaltare alcuni tratti edonistici e individualisti della società italiana. In questi ultimi quindici anni il Presidente del Consiglio ha inseguito e allo stesso tempo anticipato i sogni degli italiani proponendo un’offerta politica costruita attraverso un mix di sondaggi e marketing televisivo che ha avuto come cartina al tornasole le promesse di un facile benessere e la popolarità di un leader di successo. Ma a un certo punto questa storia si scolora. Le sue imprese sminuite, degradate da altre storie – mediocri – di corruzione e prostituzione, mettono in discussione un modello narrativo. E il rapporto diretto fra il leader e i suoi elettori-spettatori si complica. Anche perché il clima d’opinione è intristito da altre storie, ben più crude e reali.

La crisi economica, la disoccupazione, il reddito delle famiglie sempre più inadeguato evidenziano che quelle storie erano solo una grande messa in scena, una terribile fiction. Il virtuality-show, l’isola dei famosi, con successo, da tanto tempo, comincia a mostrare le sue falle, la sua totale assenza di realtà. E a nulla servono le trovate a effetto, come quella terribile, invasiva, poco rispettosa della dignità umana, in cui si augura addirittura la guarigione dal cancro. Questo modo di fare, al pari dell’orribile messaggio trovato nel mio Comitato, messaggio razzista e di incredibile violenza, denotano il nervosismo di una destra che capisce di non essere più in sintonia con la gente, di aver perduto di credibilità. In giro per la mia campagna elettorale ho sentito i cittadini stanchi di questo modo di fare, critici per questo cumulo di bugie che hanno sentito raccontare in questi anni. In questa situazione di crisi, in questa assenza di prospettive reali,  noi dobbiamo essere capaci di raccontare ai cittadini una storia credibile, una storia fatta di ricerca di valori e di giustizia sociale. Dobbiamo lottare per i diritti di tutti e per l’uguaglianza. Dobbiamo riaccendere una speranza nel volto dei nostri cittadini, dando agli anziani la certezza che la loro pensione, dopo tanti anni di duro lavoro, gli consentirà una vita serena, dobbiamo dare una speranza ai giovani, rassicurandoli che faremo di tutto per a dar loro un lavoro sicuro che gli permetterà di vivere un futuro migliore. Faremo questo opponendoci con forza ai disastri di un governo che risponde alla crisi accentuando la precarizzazione del lavoro, restando immobile di fronte alle centinaia di migliaia di disoccupati e proponendo come unica soluzione per la nostra bellissima terra la cementificazione del paesaggio  – come vorrebbero fare con la realizzazione dell’ultimo devastante tratto della 275 – e con i progetti per il ritorno al nucleare, tutte scelte che distruggerebbero per sempre il nostro territorio e toglierebbero per sempre dal nostro sguardo e dal nostro cuore la speranza.

Sergio Blasi

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