“Sull’agricoltura il Governo nazionale lancia solo slogan. E’ ora di passare ai fatti. Ecco le mie proposte” 0
Per la riscossa del Sud serve il lavoro, il potenziamento dei servizi pubblici di base, il reintegro delle risorse in questi anni sottratte al Sud, il rinnovamento della politica. Il governo da troppo tempo parla di un “piano per il Sud” che per ora è solo uno slogan. Ma il Sud non mangia con gli slogan. Le regioni meridionali stanno pagando il prezzo più alto alla crisi economica, con una drammatica crescita della disoccupazione e il centrodestra appare privo di risposte.
Bisogna ripartire da legalità e lavoro, dal disboscamento delle intermediazioni amministrative, da un rafforzamento dei presidi di legalità e da una politica industriale e soprattutto agricola che garantisca una tenuta della base produttiva perché il lavoro lo si crea non con l’assistenzialismo ma facendo ripartire l’economia, cercando di mettere in moto il tessuto produttivo.
Per questo il mio obiettivo è quello di creare meccanismi automatici di fiscalità di vantaggio per i nuovi investimenti delle imprese, accompagnate da un piano specifico per l’occupazione incentivata dei giovani scolarizzati.
Nel Mezzogiorno ce ne sono tanti, e assistiamo a una nuova migrazione. Il Partito Democratico ha presentato le proprie proposte concrete per il Sud alla Camera dei Deputati con una mozione che è stata approvata dall’aula di Montecitorio, malgrado il voto contrario di Lega e PdL.
Tra le cinque priorità, tre sono di particolare interesse: reintegrare le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate per destinarle ad un programma di rilancio delle attività produttive meridionali; ripristinare un meccanismo di fiscalità di sviluppo concreto ed efficace quale è l’automatismo del credito di imposta per i nuovi investimenti nel Mezzogiorno; predisporre un piano di riforma degli ammortizzatori sociali che includa i lavoratori e le categorie contrattuali attualmente escluse da ogni copertura.
Lo Stato centrale deve farsi carico delle situazioni di svantaggio e fornire le risorse aggiuntive necessarie.
Il federalismo non può consistere in una sorta di passaggio di consegne alle Regioni per abbandono da parte dello Stato. Con il governo Berlusconi le risorse destinate alle regioni meridionali sono state ridotte o sottratte, la dotazione del Fondo per le Aree Sottoutilizzate è diminuita dall’inizio del 2008 di 22 miliardi di euro. Sono stati tolti soldi per destinarli a spese correnti e interventi di emergenza, impoverendo l’intervento pubblico nel Mezzogiorno. Oggi, basta fare un giro fra i mercati, come io sto facendo in questi giorni, e vedere che cittadini si ritrovano con i prezzi dei prodotti agricoli e alimentari che crescono ad un ritmo straordinario. Le cause di questo incremento sono molteplici e non di rado il dibattito e le riflessioni sul tema producono orizzonti, tra loro anche molto diversi, entro cui affrontare l’emergenza. Sono mutati il ruolo e il peso dell’agricoltura in termini economici e sociali e nel rapporto con l’ambiente; è profondamente cambiata l’articolazione dei rapporti tra produzione, trasformazione, distribuzione e consumo. Molteplici fenomeni associati al paradigma della crescita industriale e postindustriale hanno da un lato marginalizzato il peso economico del settore primario e, dall’altro, reso il consumo alimentare uno dei più straordinari fenomeni “globalizzanti”, cui sono associati valori sociali ed economici estremamente rilevanti. I mutamenti del settore agricolo hanno accompagnato, e in gran parte subito, le grandi trasformazioni strutturali dell’economia e della società moderna. Il modello di crescita dominante ha favorito il decremento delle attività e delle superfici agricole, oltre che la cessione di manodopera e territorio dalle campagne ai poli urbani.
Siamo, quindi, di fronte ad un cambiamento strutturale che richiede risposte non solo immediate, ma che siano anche efficaci nel medio – lungo periodo.
Sergio Blasi




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